In estate purtroppo non è raro che l’agognato bagno a mare sia rovinato dal dolorosissimo contatto con i tentacoli delle meduse; in realtà ne esistono diverse specie, alcune addirittura in grado di provocare la morte, ma in genere nel nostro paese il risultato è una bruciante lesione della pelle che è stata paragonata impropriamente ad una ustione. Naturalmente gli effetti possono variare in rapporto alla sede e all’estensione della lesione.

Lasciando da parte tecnicismi e nomi difficili, possiamo dire semplicemente che le meduse, lungo i tentacoli e nella parte inferiore hanno degli organelli microscopici in grado di depositare sulla pelle una sostanza fortemente irritante per la pelle.

Immediatamente dopo il contatto, sulla cute si riversa il “veleno”, ma frequentemente rimangono anche porzioni di tentacoli e vescicolette ancora integre ripiene della sostanza tossica.

Quindi dopo il contatto si ha una reazione immediata con bruciore, dolore e arrossamento della pelle, effetti questi che durano a lungo per la persistenza del tossico sulla pelle, magari per la rottura ritardata delle vescicolette rimaste in loco.

Dopo il contatto con una medusa il bruciore è così forte che è indispensabile procedere ad un trattamento terapeutico, che in parte può essere di competenza medica, ma che può essere reso più efficace o addirittura non necessario se si mettono in atto quanto più prontamente possibile alcune semplici procedure:

  1. bisogna eliminare la maggior parte possibile sia di veleno rimasto sulla pelle che di vescicole o di frammenti di tentacoli; questo può essere fatto in modo semplice lavando accuratamente la parte interessata, ma NON DEVE ESSERE MAI USATA ACQUA DOLCE, calda o fredda che sia; l’acqua dolce infatti provoca la rottura delle vescicole con un meccanismo che in chimica viene chiamato “osmotico”; fondamentalmente l’acqua viene attratta dentro le vescicolette che si gonfiano e si rompono riversando ancora più veleno sulla pelle e perpetuando ed aggravando i sintomi; occorre quindi lavare la parte con acqua di mare o, eventualmente in mancanza, con acqua salata o soluzione fisiologica; efficace anche il lavaggio con un mix di acqua di mare e sabbia, operazione piuttosto semplice da effettuare lungo l’arenile; in letteratura vengono descritti anche metodi più complessi, come la “rasatura” della parte, ma io eviterei per non irritare ulteriormente la cute già sofferente;
  2. bisogna inattivare il veleno rimasto sulla pelle; per questo esistono specifici prodotti venduti in farmacia che servono ad inattivare la proteina velenosa, a base fondamentalmente di ammoniaca molto diluita; ma se questi rimedi non fossero disponibili rapidamente esiste un altro sistema solo apparentemente “casalingo”; il veleno della medusa dei nostri mari infatti è una proteina che viene denaturata, cioè viene trasformanta nella sua forma e quindi resa innocua, se immersa in una soluzione di acido acetico al 5 x 1000. In realtà rintracciare una soluzione di acido acetico al 5×1000 è veramente difficile, ma il comune aceto da cucina ha una concentrazione di acido acetico molto vicina a questa; quindi un impacco con aceto sulla zona interessata è in grado di provocare un rapido sollievo dal dolore e dal bruciore (provato in Guardia Medica qualche anno fa).

 Queste azioni però sono efficaci solo se effettuate poco dopo il contatto; il giorno dopo, ad esempio, sono azioni inutili.

In rapporto all’estensione e alla situazione generale del malcapitato, potrebbero essere necessari ulteriori provvedimenti, locali e/o generali con cortisonici o antistaminici per lenire il bruciore e gli effetti provocati dal veleno che comunque ha avuto il tempo di agire; ma questo diventa un intervento di carattere strettamente medico e io sconsiglio il “fai-da-te”.

Dott. Salvatore Nicolosi