INAIL – il ricorso sulla malattia professionale

Preciso preliminarmente che questa pagina non è rivolta ai professionisti della salute o dei patronati, che ben conoscono la materia, ma ai lavoratori che hanno voglia o necessità di ottenere maggiori informazioni su questa tematica; agli occhi dei tecnici quindi potrei sembrare impreciso, anzi lo sembrerò certamente, ma si tratta di volute semplificazioni.

Con l’art. 104 del DPR 30/06/1965 n. 1124, “Testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali”, viene prevista la possibilità per il lavoratore assicurato di ricorrere avverso i provvedimenti dell’INAIL in tema di inabilità temporanea o di inabilità permanente (o anche di danno biologico dopo il 25 luglio 2000)

All’art 104 del T. U. si legge:

L’infortunato, il quale non riconosca fondati i motivi per i quali l’Istituto assicuratore ritiene di non essere obbligato a liquidare indennità o non concordi sulla data di cessazione dell’indennità per inabilità temporanea o sull’inesistenza di inabilità permanente, o non accetti la liquidazione di una rendita provvisoria o quella comunque fatta dall’istituto assicuratore, comunica all’Istituto stesso con lettera raccomandata con ricevuta di ritorno o con lettera della quale abbia ritirato ricevuta, entro sessanta giorni dal ricevimento della comunicazione fattagli, i motivi per i quali non ritiene giustificabile il provvedimento dell’istituto, precisando, nel caso in cui si tratti di inabilità permanente, la misura di indennità che ritiene essergli dovuta, e allegando in ogni caso alla domanda un certificato medico dal quale emergano gli elementi giustificativi della domanda. Non ricevendo risposta nel termine di giorni sessanta dalla data della ricevuta della domanda di cui al precedente comma o qualora la risposta non gli sembri soddisfacente, l’infortunato può convenire in giudizio l’Istituto assicuratore avanti l’autorità giudiziaria. Qualora il termine di cui ai commi secondo e terzo dell’art. 102 decorra senza che l’Istituto assicuratore abbia fatto all’infortunato le comunicazioni in essi previste, si applica la disposizione dei comma precedente.”

Le modalità indicate sono estese, per similarità, anche ai casi di mancato riconoscimento di rendita ai superstiti.

Ritengo utile esaminare le diverse possibilità:

MANCATO RICONOSCIMENTO MALATTIA PROFESSIONALE

Quando viene presentata istanza di riconoscimento di malattia professionale l’INAIL da avvio ad una serie di procedure, amministrative, sanitarie e tecniche, la cui funzione converge verso l’obiettivo di tutelare il lavoratore riconoscendo il suo diritto ad un risarcimento per la malattia provocata dalla sua attività lavorativa.

Può però accadere che gli accertamenti tecnici, sanitari o amministrativi non consentono di porre un giudizio o, addirittura che tali accertamenti in qualche modo non siano tali da potersi riconoscere la sussistenza di una malattia professionale. In questo caso l’istanza viene respinta

In sostanza l’INAIL può accogliere l’istanza ma può respingerla.

In questo caso il lavoratore può proporre il ricorso, con richiesta di visita collegiale. Il ricorso deve essere obbligatoriamente corredato da una certificazione medico-legale che enumeri le motivazioni per cui si ritiene che la malattia denunciata ha un rapporto di causalità con il lavoro che si è svolto. Non si dimentichi che nel certificato deve essere indicata anche la percentuale di danno biologico/inabilità lavorativa provocata dalla malattia in diagnosi

ACCOGLIMENTO DELLA MALATTIA PROFESSIONALE

Se vi è concordanza tra la malattia denunciata e il rischio accertatato dagli organi tecnici dell’INAIL, e se sussistono i requisiti amministrativi, il dirigente medico INAIL indica la diagnosi e i deficit funzionali e valuta percentualisticamente il danno subito dal lavoratore secondo le indicazioni della tabella del DM 38/2000.

Al lavoratore viene quindi comunicata la malattia professionale diagnosticata, la percentuale di danno riconosciuta e l’indennizzo a cui ha diritto.

Si tenga presente che tra 1% e 5% non viene erogato nulla, da 6% a 15% viene erogata una somma una tantum, il cosiddetto “indennizzo per danno biologico”, dal 16% una rendita mensile.

Il consiglio, in questo particolare caso è che qualunque sia la patologia e la percentuale riconosciuta occorre attivarsi per ottenere una consulenza medico-legale al fine di valutare la congruità della valutazione INAIL. Eventualmente anche i medici legali dei Patronati, gratuitamente, sono in grado di valutare correttamente il caso.

Se ne ricorrono i presupposti, si potrà effettuare ricorso, ai sensi dell’art. 104 del T.U., con richiesta di visita collegiale per un incremento della percentuale e/o modifica della diagnosi. Ciò può essere fatto sia con l’assistenza di un patronato sia autonomamente inviando lettera raccomandata alla sede INAIL competente per territorio, di solito quella di residenza. Faccio rilevare che il ricorso è irricevibile dall’INAIL se non è corredato da certificato medico che descriva le menomazioni e indichi la percentuale di danno richiesta.

In questa fase è praticamente inutile il ricorso ad un avvocato perchè le sue possibilità operative, che devono essere remunerate, sono identiche a quelle che vengono effettuate gratuitamente da un patronato.

MOTIVAZIONI DEL DISCONOSCIMENTO DELLA MALATTIA PROFESSIONALE

Le motivazioni per cui una richiesta di riconoscimento di malattia professionale viene rifiutata possono essere diverse, ma in genere è una delle seguenti quattro:

  1. non esiste la malattia denunciata,
  2. il rischio a cui è sottoposto il lavoratore non è in grado di provocare la malattia denunciata,
  3. la malattia denunciata non è di natura tecnopatica
  4. la documentazione acquisita è insufficiente per esprimere un parere medico-legale,

 Nel primo caso l’INAIL ritiene che la malattia denunciata non esiste.

Come esempio possiamo riportare il caso dell’asbestosi; in questo caso gli accertamenti, a “parere dell’INAIL”, hanno documentato che vi è stato un errore diagnostico e che la riscontrata è diversa dalla patologia indicata nel 1° certificato di malattia professionale o addirittura non esiste alcuna patologia. Ovviamente in questo caso il ricorso andrà corredato con ulteriore certificazione specialistica atta a dimostrare l’errore dell’INAIL (naturalmente se errore c’è stato).

Nel secondo caso l’INAIL, dopo aver valutato la storia lavorativa dell’assicurato e aver effettuato accertamenti appropriati tramite il proprio organo tecnico, la CONTARP, pur riconoscendo la sussistenza della malattia denunciata, ritiene che il rischio lavorativo a cui è stato sottoposto è insufficiente a provocare la specifica malattia; E’ un caso abbastanza frequente quando vengono denunciate sindromi da sovraccarico del rachide, tipo ernie discali, o degli arti; non infrequente neppure nella denuncia di tumori che si ritiene siano stati provocati da sostanze a cui è stato esposto il lavoratore. Anche in questo caso è possibile presentare ricorso con le modalità sopra indicate,  ma generalmente è più difficile ottenere un risultato positivo e spesso occorre proporre azione legale.

Il terzo caso, cioè quando l’INAIL afferma che la malattia non è di natura tecnopatica, solo apparentemente è simile al precedente; l’INAIL riconosce la sussistenza di un rischio lavorativo, ma la malattia del lavoratore, valutato anche positivamente il rischio lavorativo, non è quella che ci si aspetta; le ipoacusie trasmissive, quindi da lesione del sistema di conduzione dei suoni e quindi non da esposizione a rumore intenso per molti anni, sono l’esempio più tipico. Anche in questo caso l’opera di un medico legale o di un esperto in medicina legale, eventualmente gratuitamente se ci si rivolge ad un patronato, può aiutare a valutare se sussistono i presupposti per opporre ricorso ed eventualmente a proporlo.

Il quarto caso, quello per cui l’INAIL afferma di respingere il caso perchè “la documentazione è insufficiente”, direi che è il peggiore. Presentata la domanda, come accennato precedentemente, l’INAIL fa partire una procedura di accertamento del rischio tramite un organo tecnico chiamato CONTARP. Vengono pertanto acquisite informazioni provenienti dal libretto di lavoso, se esiste, o dall’archivio INPS, dal lavoratore al quale si chiede una descrizione completa e il più possibile minuziosa delle sue mansioni lavorative nella ditta o nelle ditte presso cui ha lavorato e quindi, “nota spesso dolente” vengono chieste le stesse informazioni al datore di lavoro. Se il datore di lavoro è virtuoso tutto procede correttamente, ma se il datore di lavoro non risponde alle richieste dell’INAIL o, peggio, se la ditta è ormai cessata e non più ristracciabile allora la CONTARP non è in grado di fornire una risposta sul rischio “tecnopatico” e quindi la pratica viene chiusa negativamente; raramente accade che la CONTARP, per eccesso di lavoro e scarsità di personale, ritardi a fornire risposte sul rischio all’area sanitaria e quindi la pratica viene chiusa ma in realtà può accadere che, arrivata la risposta, soprattutto a seguito di ricorso, è possibile fare in modo che la malattia professionale venga riconosciuta, naturalmente se ne ricorrono gli altri requisiti. Se la ditta quindi non risponde ai quesiti INAIL perchè non più esistente o perchè non virtuosa, allora in effetti raramente il caso viene chiuso positivamente, anche successivamente al ricorso. Se si vuol insistere nella richiesta l’azione legale sarà indispensabile.

In realtà esistono altre possibilità per cui può essere respinta la domanda, più rare, ma sostanzialmente la gestione di questi casi non può essere effettuta dal lavoratore.

Occorre una convergenza di competenze professionali di tipo amministrativo e di tipo medico-legale che può guidare il lavoratore per l’ottenimento del giusto risarcimento per la sua malattia professionale.

 

Solo come inciso, le competenze di cui sopra devono anche essere tali da discernere i casi in cui effettivamente la patologia che affligge il lavoratore non è stata provocata dalle mansioni a cui è stato addetto, scoraggiandolo correttamente dall’intraprendere o proseguire azioni che non possono condurre ad alcun risultato tangibile ed evitando false speranze e conseguenti cocenti delusioni.

 

Dott. Salvatore Nicolosi





Commenti

INAIL – il ricorso sulla malattia professionale — 45 commenti

  1. ho letto con interesse, ma spesso purtroppo si fa l’errore di pensare che l’INAIL sia sempre in buona fede, personalmente vista la mia esperienza, e sucesso che una documentata prova di una violazione, riguardante la tutela della salute sia stata ignorata 2 volte, la prima perche si supponeva che l’INAIL non se nera accorta, la seconda e che l’INAIL non voleva propio prendere in considerazione. Il tipo di indennizzo riguardava il Mobbing, subito da una azienda che a abbastanza capitali per difendersi anche da comportamenti scorretti, l’INAIL a dato una mano alla azienda tenendomi in malattia per 6 mesi per poi dare il seguente giudizio, IL CASO VIENE DEFINITO NEGATIVAMENTE PERCHE NON ESISTE RAPPORTO CAUSALE TRA LA LAVORAZIONE SVOLTA E LA MALATTIA DENUNCIATA. Inizialmente mi arresi poi dopo 9 anni decisi di cominciare a fare una zione mediatica, creando una relazione come se fosse un sito web dove sono raccolti tutti i documenti che provano la mia malattia, tali documenti sono dificile da ottenere, ma a volte quando una azienda si sente onnipotente fa questi errori, nel 2003 non si immaginava che il potere mediatico poteva essere una utile arma, contro le ingiustizie, infatti oggi grazie a questo l’INAIL si trova costretta a rivedere la mia posizione. Ora faccio una domanda, se l’INAIL causa un danno con il suo comportamento, quale tutela esiste? nel mio caso si e arrivati al licenziamento, che era lo scopo della azienda.
    Distinti Saluti

    • Buongiorno.
      Che l’INAIL abbia commesso un errore è assolutamente possibile, tant’è che con le strutture con cui collaboro non sono poche le azioni legale intentate per ottenere benefici negati e di queste numerose sono quelle vinte.
      Nel suo caso specifico non posso naturalmente fare commenti specifici, ma posso però dirle che l’INAIL può avere sbagliato, ma il suo licenziamento sarebbe comunque avvenuto, se come dice lei era lo scopo dell’azienda. I sistemi per licenziare un lavoratore non mancano, anche in presenza di riconosciute malattie professionali o infortuni sul lavoro avvenute nella stessa azienda. La tutela dei lavoratori con patologie tecnopatiche (cioè da lavoro) è assolutamente incompleta.
      Quindi nulla può essere addebbitato all’INAIL per il suo licenziamento.
      Il suo licenziamento però potrebbe essere una ulteriore prova, purtroppo, a sostegno della sua richiesta di riconoscimento di danno da mobbing.

      Saluti.
      Dott. Salvatore Nicolosi

  2. Ho letto con interesse , se posso vorrei porle un quesito,Mi è stata riscontrata una patologia da strea da lavoro correlato dopo una denuncia allo spisal ,il quale dopo Visita al centro studi sul lavoro di Verona ha girato la pratica all’INAIL e sporto denuncia allla procura della repubblica , e sono seguito daa uno specialista da 3 anni , e due anni fa il medico azziendale mi aveva dato una riduzione di orario , ammetendo praticamente che c’erano problemi.
    ed ora l’INAIL non ha riconoscito la malattia professionale .
    Ma come si può.

    • Buonasera.

      Si può, non sarebbe la prima volta a mia conoscenza, ma bisognerebbe avere tra le mani anche la motivazione addotta dall’INAIL per negare il riconoscimento.
      In queste pratiche viene valutato se esiste la malattia e se tale malattia è compatibile con la storia lavorativa.
      A volte il problema sta nella storia lavorativa. L’INAIL chiede anche informazioni all’azienda che qualche volta minimizza o addirittura nega che possa esistere il rischio di contrarre quella malattia all’interno del proprio ciclo lavorativo.

      In ogni caso spero che lei abbia presentato ricorso, ai sensi dell’art. 104 del T.U.
      Ovviamente se non lo ha fatto, si premuri di farlo con l’assistenza di un medico legale. I patronati, per questo genere di ricorsi lo mettono a disposizione gratuitamente.

      Saluti.
      Dott. Salvatore Nicolosi

  3. Egregio.
    mi è stata inviata la risposta inail .
    gli accertamenti fatti consentono di escludere l’esistenza di nesso e causale tra rischio lavorativo cui è stato esposto e la malattia
    Ma mi chiedo se lo Spisal ha riscontrato carenze nella valutazione dei rischie stato confermato da testimoni che minimo facevo 53 ore set.piu le pressioni esercitate , io stòrischiando di perdere il lavoro ma all inail non si può imputare nessuna colpa?
    che possibilità ho che facendo ricorso abbia esito positivo,conviene appogiarsi alpatronato o ad un legale.
    grazie della sua disponibilita e cortesia

    • Buonasera.
      La procedura corretta, secondo me, è presentare un ricorso con l’assistenza di un patronato che metterà a disposizione gratuitamente il medico legale che stilerà il certificato e la assisterà durante la visita collegiale.
      Se non dovesse essere accolta, allora si può passare alla procedura di ricorso legale, cioè alla causa. Intendo dire che se non si presenta prima un ricorso, non si può intentare la causa.
      Potrà scegliere, a sua discrezione, un avvocato del patronato oppure uno di sua fiducia.

      Circa le possibilità di successo in sede di ricorso, non sono in grado di rispondere, ma comunque l’INAIL non ha capacità di indagine vera e propria, cioè non può direttamente ascoltare testimoni e neppure può accettare testimonianze scritte giurate. Semmai può acquisire documentazione dall’azienda, dati desunti dai registri di presenza, cartacei o elettronici che siano, le dichiarazioni dell’assicurato, cioè le sue.

      Saluti

  4. è sicuro che bisogna passare x forza dall inail prima di fare causa all’azienda? mi riferisco al caso di una MP non tabellata: se devo dimostrare il nesso causale, tanto vale farlo in tribunale e, in caso di esito positivo, trasmettere la sentenza all INAIL. a limite, si cerca prima una conciliazione (art 410, non più obbligatoria, presso la DPL).

    si tratta di un presunto disturbo d’adattamento cronico, con cambio di mansioni e esclusione dal turno notturno deciso dallo SPSAL… saluti….

    • Buonasera.
      Il passaggio preventivo dall’INAIL non è obbligatorio.
      Si tratta di impostare la migliore strategia possibile in rapporto alla sua condizione specifica e questo potranno valutarlo solo il suo avvocato e il suo medico legale (molto consigliato).

      In ogni caso l’INAIL non recepisce in automatico le sentenze in cui non è parte in causa. Effettua comunque una propria istruttoria valutando tutti gli elementi e una eventuale sentenza che riguarda il caso sarebbe considerata solo come uno degli elementi meritevoli di attenzione.

      Saluti
      Dott. S. Nicolosi

  5. ma in questo modo, anche in caso di sentenza favorevole, c’è una compensazione delle spese legali/processuali? grazie, saluti. io ho preferito interfacciarmi con uno psichiatra forense, va bene lo stesso?

    • Buonasera.
      La eventuale compensazione delle spese legali può essere decisa dal giudice in rapporto all’esito della causa; in questo caso possono pesare anche il rapporto tra petito (cioè quanto richiesto) e ottenuto. Ma su questo punto dovrebbe essere compito dell’avvocato informarla in modo completo.
      Lo psichiatra forense è una buona scelta.
      Saluti

      • vero…scusi… un ultima cosa: nel mio caso, avendo perso l’idoneita ( spsal), l’azienda potrebbe farmi ostruzionismo nel trovarmi una nuova mansione…in questo caso, a partire dalla presentazione di un primo certificato di presunta malattia professionale, l’eventuale malattia che ne consegue, è computabile ai fini del periodo di comporto alla stregua delle malattie semplici o è cautelativamente esclusa, fino all’esito INAIL?

        • E’ vero, l’azienda potrebbe affermare di non poterla inserire in nessun’altra mansione e quindi, al limite, procedere a licenziamento (casi già visti).
          Il certificato di denuncia di malattia professionale non ha affatto valore di certificazione di inabilità temporanea.
          Dovrebbe presentare all’INAIL anche un certificato di inabilità temporanea che l’INAIL intanto accetta di trattare, nell’ottica che il lavoratore non può essere palleggiato tra INPS e INAIL, tranne poi decidere se è di propria competenza. Se poi non dovesse accoglierlo varrebbe ai fini del computo del periodo di comporto, quindi attenzione alle sorprese.

          Saluti.
          Dott. Salvatore Nicolosi

          • …tu vedi che razza di vacanze d’agosto sto passando…la ringrazio molto x la sua disponobilita. ma c’è una cosa su cui c’è molta confusione: se lo psichiatra mi diagnostica un disturbo d’adattamento cronico o post traumatico, c’è l’obbligo di denuncia? da una parte c’è la sentenza del Tar del Lazio, confermata dal consiglio di stato (su quella circolare INAIL… ), dall’altra una lista di MP (più o meno probabili) su cui pare c’è l’obbligo di denuncia… in caso sussista questo obbligo, lo stesso è riconducibile alla produzione del primo certificato presunta MP, contestualmente alla diagnosi? grazie ancora…

          • Generalmente è l’INAIL stessa, se accoglie l’istanza di malattia professionale, a presentare denuncia ai sensi dell’art. 139 del TU.

          • salve dott. nicolosi, vorrei esporle il mio caso. ho lavorato per 9 anni presso la stessa azienda, una cantina vitinicola, se pur con contratti a tempo demerminato.. e in modo discontinuo. in sostanza la media di 170 giornate lavorative. lavorando quasi sempre con sforzi fisici e tra rumore elevato, in particolare nel periodo di vendemmia ove tutti i giorni in tale periodo gli agricoltori conferiscono le uve. bene, molti mezzi agricoli (pesantissimi) gli si doveva scaricare a mano cioè sollevando i carrelli di detti mezzi,per 11 12 minimo al giorno per tutta la durata della vendemmia che in media e di 30 35 giorni tra i rumori elevati che le macchine aziendali producevano, e senza riposo settimanale in tale periodo. e altri lavori che sarebbe lungo e difficile da spiegare.ho fatto domanda di malattia professionale per ipocusia da rumore cosi come risulta anche dalle visite del medico competente, e a conferma di questo ho fatto una visita privata. nello stesso certificato medico facendo domanda di malattia professionale per lomboscialtagia e cervicalgia, da premettere che il medico competente non mi ha mai sottoposto a visita ortopedica, malgrado nei rischi lavorativi figura anche movimentazione manuale dei carichi e movimenti ripetuti arti superiori. l INAIL mi ha respinto entrambe le domande, pronunciadosi che gli accertamenti fatti consentono di escludere il nesso di casualità tra malattie riscontrate e lavorazioni svolte. a breve tramite il patronato farò la visita presso un loro medico per eventuale ricorso. è la strada giusta da seguire? vorrei poi sapere se tali malattie denunciate siano tabellate o meno, e ancora, io dovrei dare prova del nesso di casulità?

          • Buonasera.
            Il ricorso tramite un medico del patronato è la strada corretta.
            Le malattie che lei riferisce sono tabellate, ma non le lavorazioni che le hanno provocate.
            Quindi malattie tabellate in lavorazioni non tabellate. In effetti l’onere della prova, almeno teoricamente, è suo. Ma a volte le cose sono più complicate. In genere, in questo caso vengono richieste informazioni al datore di lavoro circa l’esposizione al richio di contrarre la malattia denunciata. Non sempre le risposte pervenute permettono all’INAIL di riconoscere la malattia.
            Probabilmente è questo il problema, da quello che mi pare di capire da ciò che mi scrive.
            Il medico del patronato la potrà aitutare.

            Saluti.
            Dott. Salvatore Nicolosi

  6. …in pratica, é un sistema ottimizzato ad hoc per far lavorare avvocati, giudidi, CTU, CTP… mentre l’INAIL, assume una posizione ambigua: per esempio, lo SPSAL, che mi ha dato un’inidoneita temporanea alla mansione, non trasmette niente all’INAIL, nonostante ho fatto notare (con il supporto anche della cartella sanitaria), le evidenti costrittivita organizzative; c’è anche una circolare INPS /INAIL , per segnalarsi a vicenda casi di malattie che invece sono MP, o viceversa… ma tutti si girano i pollici, perché più il caso si ingrandisce, più c’è gente che ci guadagna….non mi dica che non è così…

    • Si tratta di un sovrapporsi di norme e competenze che negli anni hanno fatto diventare queste materie complesse e farraginose; mi piace comunque dire che il risultato è una incompleta ed insufficiente tutela del lavoratore infortunato, malato, licenziato.

      Su questo si innescano in effetti meccanismi che rendono necessario l’intervento di professionisti le cui parcelle possono essere anche elevate.
      Ritengo però che non sia stato fatto apposta: è il risultato di scarsa capacità legislativa, e non solo degli ultimi anni.

      Saluti

      • il mio avvocato sostiene che una CTP di uno psichiatra forense non è paragonabile a quella di un medico legale…. secondo lei, non è un po troppo rigido l’attegiamento del mio legale?

        • Ciascun professionista conosce la propria situazione locale e si comporta di conseguenza, anche consigliando opportunamente secondo quanto ritiene meglio al fine di raggiungere l’obiettivo.
          Quindi il suo avvocato cerca di consigliare al meglio. Confermarle che il suo sia un atteggiamento “rigido” non mi sembra corretto: potrebbe aver ragione.

          Del resto o segue i consigli del suo avvocato, che ha anche un interesse economico che la sua pratica vada buon fine, oppure cambia avvocato (pensi se poi le consiglia le stesse cose!)

          Saluti.
          Dott. Salvatore Nicolosi

          • un medico legale specializzato in psicopatologia forense…ho trovato una a roma e una a firenze (classe 1947!), ha suggerimenti zona Abruzzo e limitrofe ?

          • Buonasera.

            No, tenga presente che io abito e lavoro in Sicilia.

            Saluti

    • Buongiorno.
      Chiedere informazioni in questo blog è “normale”.

      Proverò a risponderle.

      Dott. Salvatore Nicolosi

  7. Egregio dott buongiorno .Sono tante le cose che volevo chiederle pero mi limito a descrivere brevemente il mio caso. Il 21 agosto 2013 subisco un infortunio sul lavoro ,diagnosi “Trauma epatico.Emoperitoneo”con Shock Emorragico.Trasportato d urgenza al policlinico ,dove arrivo dopo 60 km di strada quasi in coma ,si decide per intervento chirurgico d urgenza “Sutura di lacerazione epatica trasversale”.Non credo ai miracoli ma detto dalla equipe medica che mi ha operato lo è stato .Vengo al dunque,dopo 4 mesi esatti l Inail mi liquida con 6% di invalidita dichiarando che sono abilitato al lavoro,nonostante io avevo mandato certificato medico di controllo che mi aveva diagnosticato “algie addominali” che ho tuttora e un certificato del psichiatra con diagnosi “DPTS”.Ho fatto 6 mesi di malattia e da circa 2 mesi sono rientrato al lavoro ma con scarsi risultati.HO fatto visita collegiale tramite avvocato e medico legale e sono in attesa di risposta ,ora le chiedo ,nella relazione del medico legale ,che ha chiesto il 14% ,non vi è alcun riferimento sulla chiusura della invalidita temporanea e delle mie mansioni lavorative che sono abbastanza pesanti .Dopo la risposta della collegiale cosa mi consiglia di fare se non sono soddisfatto? nel ringraziarla per la pazienza prestata le porgo corrdiali saluti.

    • Buongiorno.
      Dipende innanzi tutto dal modo in cui si è chiusa la collegiale.
      Se in sede di collegiale il suo medico e il medico dell’INAIL hanno raggiunto un accordo, cioè se la collegiale si è chiusa “concorde”, c’è poco da fare in quanto il suo medico legale ha agito in sua vece.
      Se invece la collegiale si è chiusa discorde, con rifiuto dell’INAIL di accogliere le richieste, è possibile iniziare un’azione legale.
      Per la verità in passato abbiamo fatto dei tentativi di ricorso legale anche con collegiale concorde, naturalmente con l’assistenza di un medico legale differente, ma i risultati non sono stati buoni.
      Circa il problema della temporanea, dovrebbe/potrebbe presentare ricorso specifico, ma questo dovrebbe valutarlo assieme al suo medico legale.

      Per ciò che riguarda l’incidenza sulle mansioni lavorative invece devo disilluderla. La valutazione dei postumi viene effettuata secondo una tabella, quella del DM 38/2000, uguale per tutti, indipendentemente dal lavoro effettivamente prestato. Per valutazioni superiori al 15% esistono dei piccoli correttivi sul lato economico della rendita mensile in rapporto all’incidenza sulle attività lavorative effettivamente svolte, ma è ben poca cosa. Tra il 6% e il 15% non vi sono neanche questi correttivi e il risarcimento “una tantum” dipende esclusivamente da percentuale, sesso ed età.

      Saluti.
      Dott. Salvatore Nicolosi

  8. Grazie…chiarissimo e esauriente come tutte le sue risposte ,un ultima domanda,quante possibilità ho di avere l assegno ordinario d invalidita? ho fatto prima domanda ,respinta ,e poi ricorso tramite patronato …cordiali saluti.

    • L’assegno ordinario di invalidità viene conceso ai lavoratori che perdono “i due terzi di capacità lavorative in occupazioni confacenti alle attitudini”.

      Quindi occorre valutare quanto le sue infermità incidono sulla possibilità di svolgimento delle sue ordinarie mansioni lavorative, cioè quanto le rendono difficoltose, e questo “in via teorica”, senza alcun rapporto con le condizioni occupative del territorio.
      Naturalmente questo tipo di valutazione non può essere fatta in astratto, ma bisogna valutare tutta la documentazione medica, bisogna visitare il paziente e bisogna ben conoscere le condizioni culturali e le occupazioni confacenti, non solo quelle che svolge, ma anche quelle che, in astratto potrebbe svolgere.
      Non posso rispondere a questa sua domanda.

      Saluti
      Dott. Salvatore Nicolosi

  9. Mi perdoni se approfitto della sua disponibilità,mi chiedevo ,se a causa delle “Aderenze” che soffro e probabilmente mi dovrò operare,si puo riaprire la pratica Inail ? La ringrazio infinitamente…

    • Per una normativa che conosco ma che non sono riuscito a ritrovare, eventuali disturbi acuti provocati dagli esiti dell’infortunio sul lavoro passano come malattia comune, quindi sotto tutela INPS. Nel momento in dovesse entrare in ospedale e operarsi diventa malattia INAIL.

  10. Ho trovato una sentenza del TAR di Pescara del 2007, dove una certa Paladino, ha ottenuto per il suo assistito il riconoscimento del danno biologico (Dist.post traumatico da stress, 20%=43000€, abbassato a 40000 dalla CTU), attraverso una perizia medico legale del Dott. Fantini (psicologo del SERT).
    al di là del fatto che si trattava di un agente della locale Casa Circondariale, quindi, nell’ambito di una causa di servizio, quello che ovviamente mi ha colpito, è stato il fatto che si sono presentati con la sola relaz.medico-legale di uno psicologo, non so se nella veste di Pubblico Ufficiale o da Libero Professionista.

    Considerando che da inizio aprile, fumo non meno di 30 sigarette al giorno, nell’ambito di una cosidetta dipendenza patologica, non è che un  percorso al SERT, potrebbe far scaturire una appropriata relaz. Medico legale, da parte di un Pubblico Ufficiale?

    • In questo caso sicuramente lo psicologo agiva da consulente di parte per il ricorrente.
      Il suo ruolo di dipendente del SSN gli ha dato maggiore credibilità ma comunque non agiva come consulente del tribunale.

      Se lei desidera avvalersi dell’opera di un dipendente del SSN basta chiederglielo. La scusa della dipendenza patologica per contattarlo sarebbe evidente.
      In ogni caso si tratta di prestazioni in regime libero-professionale, di solito in intramoenia.

  11. cioè… gira e rigira, ho trovato 4 medici legali con la doppia qualifica di psichiatri forensi (a roma, rieti, Bologna e firenze ): uno di questi mi ha chiesto 1600€ “all inclusive” in in solo giorno, ma nella mia città c’è uno psicologo che da solo ha relazionato un DPTS con nesso eziologico… ed è stato sufficiente… sono senza parole… sembra di essere nella repubblica delle banane…

    • Le parcelle del medico legale, per di più con specialità particolare, tendono spesso ad essere “sovrabbondanti”, ma siamo in un regime libero-professionale. Ciascuno può chiedere quello che ritiene sia il valore della propria prestazione. Ma non tutti hanno pretese così elevate.

  12. buongiorno dott. nicolosi. grazie per risposto. ignoravo che anche le lavorazioni dovessero comparire in tabella, pensavo che la cosa era collegata, dato che nei referti di visita aziendali tra i fattori di rischio cè movimentazioni manuali di carico, movimenti ripetuti arti superiori, rumore, posture incongrue e microclima. in questa azienda ho lavorato dal 2005 al 2012. e malgrado sono certo che i miei problemi di salute dipendono dal lavoro.. cosi pure risulta dagli accertamenti medici da me fatti. poichè io ero in ottima salute. e appunto nel 2009 facevo una radiografia, risultando netta riduzione in ampiezza tra L4-L5 e visita ortopedica, e risultava la lomboscialgia. poi ho fatto un progamma di cure con parziale recupero, ma ciò nonostante non mi sono mai assentato da lavoro. nel 2012, che sentivo lo stato di salute peggiorato, facevo altre radiografie cervicali e lombari, con netta riduzione di C5-C6 C6-C7. L4-L5. L5-S1 con cervicoartrosi e spondiloatrosi diffusa. vorrei anche precisare che, questi mezzi agricoli pieni di uve.. dovevo insieme ad altro collega sollevarli con sforzi ficici notevoli, qui parliamo di quintali. ogni mezzo in media trasportava 15-20 quintali, lavoro che in periodo di vendemmia si faceva per 10-12 ore al giorno di media, a volte anche di più, oltre al rumore degli stessi mezzi e della azienda. ho ritenuto opportuno sintezzare meglio il problema, ma dalla sua precedente risposta mi sembra di capire che sarà difficile ottenere qualcosa da INAL. lei ha detto che chiederanno informazioni al datore di lavoro, sarà onesto e virtuoso nel dichiarare le effettive condizioni di lavoro? e comunque INAL prende in considerazione solo questo? mal che vada potrei inoltrare domanda a INPS per invalidità civile? dato che mi trovo in condizioni di poter più lavorare, o quanto meno non potrei più fare demerminati lavori con impegno fisico. le auguro buona giornata e la ringrazio per L”attenzione.

    • Buonasera.
      Ovviamente non sappiamo cosa ha dichiarato il datore di lavoro; certamente non che il lavoro veniva svolto per più di 12 ore al giorno. Comunque al momento della visita collegiale con il medico del patronato lei potrà meglio precisare le condizioni in cui si è svolto il suo lavoro. Nulla è detto fino alla fine.
      La domanda per invalidità civile può essere sempre presentata, ma non posso indicarle, neppure approssimativamente la percentuale riconoscibile. Ma arrivare a quella utile, il 74%, non è facile nonostante tante insensate ed inesatte notizie di stampa.
      Saluti
      Dott. Salvatore Nicolosi

  13. BUONGIORNO SIG. NICOLOSI. HO FATTO DOMANDA DI MALATTIA PROFESSIONALE TRAMITE UN PATRONATO, PER IPOCUSIA ED EPISODI RECIDIVANTI DI SCIATALGIA E CERVICALGIA, COSI HA SCRITTO IL MIO MEDICO DI BASE. HO GIA FATTO LA VISITA ALL INAIL, E MI HANNO FATTO L”AUDIOMETRIA, IN REALTA LE VISITE DOVEVANO ESSERE 2, INAIL STESSO MI COMUNICAVA CON 2 LETTERE, INFATTI DOPO 3 GIORNI DALLA PRIMA VISITA ALLE ORECCHIE DOVEVO FARE LA VISITA ORTOPEDICA, INVECE IL GIORNO STESSO IL MEDICO LEGALE MI FECE LUI UNA SOMMARIA VISITA ORTOPEDICA, E DISSE CHE NON ERA NECESSARIO RITORNARE. LE CHIEDO.. E CORRETTA QUESTA PRASSI? POI ABBIAMO RICOSTRUITO UN PO LA ANAMNESI LAVORATIVA, CHE NON E STATA COMPLETA, PERCHE IO SUL MOMENTO NON RICORDAVO TANTE COSE, E IL MEDICO SEMBRAVA ABBASTANZA FRETTOLOSO, DICIAMO CHE NON MI HA DATO TEMPO E MODO. COMUNQUE, VISTO CHE NON E COMPLETA E UN PROBLEMA? O SI POTREBBE ANCHE INTEGRARE. MA,LE MALATTIE SONO STATE TUTTE RESPINTE, PERCHE SECONDO L”INAIL MANCA IL NESSO DI CASUILITA TRA LE LAVORAZIONI FATTE E LE MALATTIE DENUNCIATE, IL SINDACATO DICE CHE E UNA COSA FREQUENTE CHE INAIL RISPONDE COSI. HO GIA PROPOSTO RICORSO CON IL MEDICO DEL PATRONATO PER QUANTO RIGUARDA LA IPOCUSIA. PER QUANTO RIGUARDA IL RESTO… IL MEDICO PATRONALE DICE CHE LUI NON E IN GRADO DI FARE UNA VALUTAZIONE, E MI HA DETTO DI TROVARE UN MEDICO LEGALE O DEL LAVORO PER IL CERTIFICATO, A MIE SPESE NATURLAMENTE. MA E MAI POSSIBILE CHE UN SINDACATO COME CISL-INAS NON DISPONGA DI GENTE COMPETENTE? COMUNQUE QUESTO CERTIFICATO DOVREI POI CONSEGNARLO AL MEDICO PATRONALE, MA QUANDO SI FARA LA VISITA COLLEGIALE… VERRA SOLO IL MEDICO PATRONALE O ANCHE CHI MI FA IL CERTIFICATO, CHE NATURLAMENTE NON VERREBBE GRATIS. O PUO ESSERE CHE IL MEDICO PATRONALE IN BASE A QUESTO CERTIFICATO NE FARA UNO FIRMATO DA LUI? HO QUALCHE DUBBIO SULL” OPERATO DEL PATRONATO, LORO STESSI SONO DISCORDI, L”IMPIEGATO CHE MI CURA LE PRATICHE HA DETTO CHE TALI MALATTIE SONO TUTTE TABELLATE, E PER ME SAREBBE UN VANTAGGIO. IL MEDICO PATRONALE DICE CHE TRANNE LA IPOCUSIA… LE ALTRE NON SONO TABELLATE. LEI COSA MI DIRE SU QUESTO?

    • Domanda lunga, ma mancano parecchie notizie.
      La fondamentale è che lavoro svolge o ha svolto.
      In ogni caso:
      1) la prassi che il medico dell’INAIL, se ha tempo, svolga le visite per entrambe le domande contemporaneamente non è scorretta; in nessuna norma viene stabilito il contrario.
      2) il medico INAIL non dovrebbe essere frettoloso, ma lei doveva prepararsi convenientemente, magari appuntandosi le notizie riguardanti tutte le sue attività lavorative del passato.
      3) è vero, è molto frequente che l’INAIL in prima istanza respinga tutte le richieste e non raramente per carenza di informazioni da parte del richiedente o delle ditte in cui ha lavorato a cui anche vengono chieste notizie;
      4) in sede di ricorso, durante la visita collegiale, potrà integrare le notizie mancanti e questo potrebbe aiutare il medico del patronato a svolgere al meglio il suo lavoro;
      5) sono estremamente contrario alla critica ai colleghi, ma nella mia città tutti i medici di patronato presentano e trattano i ricorsi per qualunque tipo di malattia professionale; naturalmente capita, anche spesso, di avere delle difficoltà perchè si tratta di patologie di cui non si ha una buona conoscenza; in quasto caso si invia il lavoratore ad effetture le opportune visite specialistiche e, sulla scorta di quanto certificato, valutare il caso dal punto di vista del nesso causale e individuare la percentuale di danno biologico conseguente; ogni tanto bisogna anche andare ad aprire dei libri per ripassare/studiare; potrebbe essere un collega ancora non esperto (ma nego di averlo detto :-))
      6) se lei presenta, per il ricorso, direttamente un certificato di un medico esterno al patronato, allora sarà questo medico a dover presenziare alla collegiale, con conseguente parcella da pagare.
      7) le patologie tabellate devono essersi manifestata a seguito di una lavorazione anch’essa tabellata per esserci la presunzione di origine. Non ho sufficienti informazioni e comunque solo il colloquio con il lavoratore e l’esame integrale della documentazione può aiutare a dirimere i dubbi; a distanza è difficile.
      9) essendo 2 diverse malattie professionali, può presentare il ricorso per la seconda malattia con patronato diverso dove potrebbe un medico di più lunga e/o maggiore esperienza; ottima l’INCA-CGIL.

      Saluti
      Dott. Salvatore Nicolosi

      • il locale patronato inca-cigl, definisce “medico legale” , il medico che visita-valuta in sede le persone che vanno per un consulto. ma se uno chiede in maniera decisa se la qualifica del medico è veramente medico legale, ecco che sono costretti a confermare che non è un medico legale… semplicemente vergognoso, anche perché poi, iniziano a ” guardarti torto ” e a trattarti in maniera diversa. se con i soldi della tessera sindacale, tutti i lavoratori pagassero uno studio legale convenzionato, ci sarebbe una tutela più efficace… un po come per i fondi pensione, lo stesso rendimento dei buoni postali fruttiferi. il fatto è che sindacati, CAF e fondi pensione di categoria, creano più occupazione, fini a se stessi, beato a chi ci “lavora”

          • la ringrazio per lo spazio che mi concede, senza censure, ma tanto per rincarare, un CAF in sede UIL, una volta, voleva farmi pagare, tramite 730, 700€ di tasse, più 700€ di acconti (avendo presentato 3 CUD, uno dei quali riguardava la disoccupazione): in realtà, gli acconti, sono a discrezione del dichiarante che, in prospettiva di una situazione diversa in relazione alla successiva dichiarazione dei redditi, ha la possibilità di fare prima un ravvedimento operoso tramite F24. questo, su suggerimento di un commercialista, mi ha permesso di evitare di essere creditore dello stato, per la somma di €700… i CAF spesso applicano procedure standardizzate a discapito dei dichiaranti… questo piccolo esenpio, conferma che i sindacati sono come un grattacielo, che cresce in parallelo al grattacielo dei capitalisti…

          • Sindacato e patronato non sono la stessa cosa, anche se spesso il secondo è un’emanazione del primo.
            Non sempre però; ad asempio l’ANMIL, Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi del Lavoro, ha un proprio patronato e sicuramente sindacato non è.
            Mi chiedo però chi sarebbe l’interlocutore di quelli che lei chiama capitalisti se i sindacati sparissero. Non credo che la condizione degli operai e degli impiegati migliorerebbe, anzi…
            Per ciò che riguarda le dichiarazioni dei redditi, sicuramente i commenrcialisti in situazioni non standard sono più preparati.

  14. durante la penultima crisi Argentina, molte stabilimenti, sono risorti con l’autogestione dei dipendenti e dopo il fallimento di un sistema di cui i sindacati sono parte integrante. su YouTube c’è un documentario, dove ho visto un esempio (“Argentina, diario di un saccheggio”). fine off-topic.

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